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Recensioni

Published on marzo 14th, 2012 | by alessandro ludovisi

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Faccia d’angelo: recensione del primo episodio

Sbarca su SKY la miniserie “Faccia d’angelo” che ripercorre, non citandolo, le gesta di Felice Maniero, Boss e pentito di una delle più grosse organizzazione criminali degli anni ottanta, la Mala del Brenta. La produzione, che vede Elio Germano nei panni del pericoloso criminale (nel film viene chiamato Il Toso), è l’adattamento televisivo del libro Una storia criminale firmata da Andrea Pasqualetto in collaborazione con Felice Maniero. La sceneggiatura delle due puntate che andranno in onda sulla TV a pagamento è stata firmata da Andrea Porporati – anche nelle vesti di regista – con l’ausilio di Elena Buccaccio e Alessandro Sermoneta. Nel cast oltre a Elio Germano, dall’accento veneziano, troviamo Katia Ricciarelli (madre del boss), Linda Messerklinger, Andrea Gherpelli, Matteo Cremon, Gianantonio Martinoni, Fulvio Molena e Diego Pagotto.

Elio Germano in "Faccia d'angelo"

Parte prima

Siamo nella seconda metà degli anni ottanta e il Toso con la sua banda controlla in modo capillare il territorio tra droga, gioco d’azzardo e rapine. Intoccabile e protetto dalla gente del paese, il boss viene tenuto costantemente sotto controllo dalla polizia che prova a ricostruire quelle che sono state le origini della organizzazione criminale. La prima di questo genere nel ricco Veneto che, negli anni settanta, ha vissuto uno straordinario boom economico con crescita del Pil superiore alle altre regioni italiane. Un gruppo di ragazzi fiuta l’affare e passa frettolosamente dall’abigeato alla partecipazione – insieme a un gruppo di zingari – nel rapimento di una ricca signora veneta. Proprio il Toso è la mente del piano, lui che nel prologo iniziale viene mostrato bambino alle prese con un test di memoria in cui risulta dotato di capacità straordinarie, non sufficienti, però, a convincerlo ad intraprendere una “onesta” carriera lavorativa. Troppi bisogni materiali per il piccolo boss, che sognava di possedere una Ferrari a diciotto anni. E la comprerà, in una delle scene più significative della prima parte andata in onda su Sky: il Toso sul cavallino rosso, in compagnia di una avvenente e poco vestita mora, viene fermato a un posto di blocco e la macchina sequestrata. Poco male perché a piedi raggiungerà la concessionaria più vicina per acquistare un modello identico. Diciotto anni compiuti da un giorno, e senza patente ma con disponibilità economiche pressoché illimitate.

Giudizio sul primo episodio

Constatato lo straordinario successo ottenuto dalle due stagioni di Romanzo Criminale, SKY presenta una nuova serie “del crimine”, portando sul piccolo schermo le gesta della Mala del Brenta e del suo boss Felice Maniero. Viene spiegata la genesi del male, iniziando con l’infanzia del boss (stile Romanzo Criminale, seconda serie) e presentandolo come un bambino prodigio dalle straordinarie capacità mnemoniche. Attraverso numerosi flashback e flashforward, vengono spiegati i passi fondamentali che hanno portato alla nascita e crescita della “Mala”. L’inizio è rappresentato, come per altre organizzazioni dalla camorra alla ‘Ndrangheta passando per la Banda della Magliana, da un rapimento che rappresenta il battesimo nel mondo criminale e la possibilità di creare un “tesoretto” economico da riutilizzare per attività illecite.

L’interpretazione di Elio Germano è notevole, dimostrando ancora una volta di essere tra gli attori italiani più versatili. Meticoloso nei piccoli gesti e nelle sfaccettature del dialetto veneziano  appare come un credibilissimo “padrino del Veneto”. La miniserie presenta una fotografia all’altezza, e una sceneggiatura che sfrutta numerosi salti temporali, necessari per una ricostruzione storica ventennale. Una piacevole sorpresa è l’interpretazione di Katia Ricciarelli (già attrice per Zeffirelli, Avati e Comencini) nel doppio ruolo di mamma e nonna.

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One Response to Faccia d’angelo: recensione del primo episodio

  1. Fabrizio says:

    Serie non malvagia ma con parecchi difetti…..l’uso eccessivo del dialetto, che se da una parte rispecchia fedelmente l’usanza di determinati paesi soprattutto nel nord-est della nostra nazione, a volte rende incomprensibile il dialogo per chi non lo capisce pienamente; la cosa che mi ha dato alquanto fastidio, è però che se si vuol far bene una serie non si puo’ cadere su delle banalità come le targhe uguali su macchine diverse….Ad esempio nel primo episodio, appena maggiorenne gli sequestrano la Ferrari…va a piedi a ricomprarne una in paese, esce dal concessionario e….sorpresa la macchina ha la stessa targa…..nella seconda puntata, conosce in discoteca il suo grande amore, la sua immancabile Ferrari ha logicamente una targa e magicamente la stessa targa la ritroviamo qualche minuto dopo su una Alfa civetta della Polizia…..
    Mi sarei aspettato quantomeno meno superficialità nei dettagli….

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