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Published on giugno 19th, 2015 | by Alessandro Testa

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Fury: la recensione

Fury: la recensione Alessandro Testa
Voto CineZapping

Summary: Nazisti strabici, stupidi e spettinati contro americani astuti, bravi e usciti da una copertina di Vogue.

3

Brad Pitt impomatato


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Una recensione su “Fury” di David Ayer per i più frettolosi. Il film attraversa tre fasi: la prima, in cui la storia è piatta; la seconda, a metà film, in cui si riprende e diventa interessante; l’ultima, una stupidaggine colossale. Un film da vedere? Sì, se non avete nient’altro da fare o se avete già visto quel capolavoro di marketing quale è “Jurassic World“.

Se invece volete una recensione un po’ più lunga, eccovi accontentati, ma vi avverto che sarà fatta a modo mio. Perché Fury non è un film qualunque, è un vero e proprio manuale di insegnamento per chi volesse andare in guerra. E a me, personalmente, ha insegnato tantissimo. Innanzitutto ho capito che se non so la Bibbia, almeno un passo qualunque da citare a caso mentre sta per infuriare la battaglia, non sono nessuno. Anzi, sono solo un povero scemo. Quando qualcuno parte con il sermone, io devo fingere di averne compreso il significato, chinando la testa in un profondo “estiqaatsi, quanta verità in un solo libro!”.

Ma a parte questo, il film scorre bene. All’inizio non si capisce dove voglia andare a parare, ma scorre bene. C’è questo carro armato che si chiama Fury. Ve lo dico (che si chiama Fury), perché il regista avendo paura che non lo capiste ha pensato bene di dedicare 4 o 5 riprese alla scritta “Fury” (che è il nome di battaglia del carro armato) riportata sul cannone. Insomma c’è questo carro armato dell’esercito americano che si trova in Germania nel 1945. Siamo quasi a fine guerra. Ci sono povertà, morte, battaglie incessanti. E’ la guerra, dopotutto. Ma Fury ci insegna che anche in fase di conflitto, le industrie di gel per capelli non falliscono. Mai.
Brad Pitt (nei panni di Brad Pitt: purtroppo i suoi personaggi non sono mai più memorabili e fighi dell’attore) ha sempre i capelli perfetti e impomatati, in qualunque scena. Io non sarò Brad Pitt, ma quando mi mettevo il casco in motorino anche solo per 5 minuti poi mi ritrovavo i capelli di Edward mani di forbice. Invece Brad è appena uscito da Pitti Uomo. Brad “Pitti”, praticamente.

Mi sono perso ancora una volta mentre cercavo di spiegarvi una trama che non c’è. Il carro armato (il cui nome è Fury) deve liberare la Germania dai nazisti brutti, cattivi, sporchi e spettinati. Niente paura, ci pensano gli “amerrigani” con la loro Bibbia, il loro coraggio e la loro astuzia. Anche se in realtà basterebbe una scacciamosche per vincere la guerra, visto che i tedeschi sono i soliti stupidi che corrono a caso, hanno una pessima mira (a meno che non debbano uccidere qualche inutile comparsa) e, lo ripetiamo, non usano gel per capelli. Quei maledetti pelati bastardi cadono come mosche sotto i colpi degli americani: “one shot, 3 kills” per gli USA. Le SS non sono altro che una scolaresca di strabici in gita. E cantano pure mentre marciano, in mezzo alla campagna, facendosi sentire a chilometri di distanza.

Fury

Ma Fury regala anche sprazzi di umanità. C’è un ragazzo, Norman (Logan Lerman), che è finito in mezzo a quel casino per sbaglio e non vuole sparare a nessuno. Ma la guerra, come Corona, non perdona. E quando capirà quanto è brutta, avrà sete di vendetta e di giustizia. Un mio carissimo amico ha riassunto bene questo passaggio doloroso così: “C’è quello lì che all’inizio è pacifista e poi dopo si trasforma nell’Orso Ebreo di ‘Bastardi Senza Gloria“. Non avrei saputo dirlo meglio. Fury è un film un po’ piatto, che poi si riprende a metà pellicola e infine scade nella più classica americanata. Adesso vi faccio una domanda e scommetto che a spoilerarvi il film sarete voi stessi, non io. Serve solo per dimostrare quanto queste scene siano ormai un classico già visto e rivisto e rivisto. Ai quattro eroi americani si è rotto il carro armato e sono bloccati su una strada che prestissimo verrà raggiunta da centinaia di nazisti in marcia. Cosa fare, scappare lasciando lì il carro armato oppure sacrificarsi e cercare di uccidere quanti più tedeschi possibile?

Un’altra cosa che ho imparato: quando un tuo amico viene colpito, il tempo si ferma. Non solo il tempo, ma anche i nemici si fermano per farti dire messa, dare l’estrema unzione e piangere. Anzi no, gli americani non piangono.
Magistrale poi la scena in cui, mentre fuori arrivano proiettili e bombe da ogni dove, i nostri eroi escono dal carro per fare delle commissioni: uno se ne va a fare pipì dietro una casa, Brad Pitt va alla ricerca di uno specchio per aggiustarsi i capelli, l’altro aveva la Tasi che gli scadeva. E i nazisti, imbecilli, che sono 300 in più, corrono in qua e in là disperati, sparando a casaccio.

Ma si sa, come dice la Bibbia: “Objects in mirror, are closer than they appear“. E se non la capite, vuol dire che non siete pronti per fare la guerra.

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Scrittore per diletto, appassionato di libri, scrittura creativa, film e pallone. Polemico di natura, sognatore, pragmatico, incoerente. Astenersi perditempo.



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