Recensioni

Published on 10 Giugno, 2015 | by Giampiero Amodeo

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Jurassic World: la recensione

I dinosauri di Chrichton e Spielberg si rifanno trucco e parrucco e tornano nelle sale dopo quasi quindici anni di assenza. Jurassic World, per la regia di Colin Trevorrow, è un quarto capitolo che per forza di cose deve fare da spartiacque con il resto della saga, con un roster di protagonisti completamente rinnovato e un nuovo parco divertimenti dell’orrore “più grande, più forte e con molti più denti”.

Oltre a Chris Pratt, qui nei panni di un bizzarro Bear Grylls preistorico, abbiamo i promettenti Nick Robinson e Ty Simpkins a recuperare il ruolo dei ragazzini costantemente in pericolo. Insieme a loro abbiamo donne d’affari, imprenditori filosofi mediorientali, hipster codardi e l’immancabile militare senza scrupoli.

Ma in un’epoca in cui la computer grafica esiste ormai da venti anni, con ben due film di Godzilla passati nel mezzo, come si fa a rendere interessante l’ennesimo tirannosauro affamato? Naturalmente con un ottimo uso della tecnologia 3D, un po’ di fantascienza improbabile, tanto autocitazionismo e massicce dosi di nostalgia.

Con tanti di quei riferimenti e strizzatine d’occhio ai primi film della saga, Jurassic World è un po’ una riesumazione al quadrato, dove a tornare in vita sono più i dinosauri della nostra infanzia che non quelli propriamente detti. Il risultato finale è un film per ragazzi e ragazzini di tutte le età (in cui la gente muore male, ma lo fa in un sol boccone, così pare quasi che non soffra), e una trama che sa un po’ di vecchio ma della quale in effetti non è che ci interessi poi così tanto. E non stupitevi se dopo i titoli di coda passerete le successive due ore a fischiettare il tema di John Williams. E’ che una volta che il bambino s’è svegliato mica è facile a rimetterlo a dormire.

Jurassic World

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