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Recensioni

Published on maggio 31st, 2012 | by alessandro ludovisi

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Il dittatore: la recensione

Il dittatore: la recensione alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary:

3.75

Film Grandioso


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“Il dittatore” è il terzo film dell’accoppiata vincente formata dall’artista inglese Sacha Baron Cohen e dal regista e sceneggiatore Larry Charles. In principio fu “Borat”, il famigerato mockumentary ambientato negli Stati Uniti, dove il giornalista kazako Borat si recò per studiare usi e costumi del popoli americano. La pellicola, grande successo al botteghino, divise – non poco – critica e pubblico a causa del contenuto altamente dissacrante e volgare. Ancora più eccessivo “Brüno” (2009), dove l’attore britannico indossò i panni, pochi in realtà, di un conduttore austriaco gay e appassionato di moda. Ma è probabilmente con “Il dittatore” che il duo raggiunge la propria maturità artistica portando sugli schermi una apprezzabile parodia e un più che libero adattamento del libro di Saddam Hussein, “Zabibah and the King” , un’ opera che il leader iracheno utilizzo per la sua incessante propaganda antiamericana.

Il film

Il leader supremo Aladeen della Repubblica di Wadiya ha lottato ferocemente per mantenere il suo stato “libero” dalla democrazia. Ha diversi titoli, dottorati, è un focoso e precoce amante e maltratta un po’ tutti, dai sudditi alle donne. Nel resto del mondo, il leader non è però ben visto  a causa di una possibile corsa agli armamenti che lo renderebbe una terribile minaccia. L’occasione per liberarsi di lui si presenta durante un meeting delle Nazioni Unite organizzato a New York, dove il dittatore sarà vittima di un complotto e dovrà “vivere” da comune cittadino, privato della sua barba (e quindi della sua forza) e dei propri costosi e vistosi abiti. Sarà aiutato dalla giovane e avvenente Zoey, proprietario di un negozio di alimenti biologici.

Sacha Baron Cohen nei panni del dittatore Aladeen

Giudizio sul film

Dopo aver tentato di assemblare uno sketch dopo l’altro in “Borat” e “Brüno”, Cohen e Charles confezionano una pellicola “vera e propria”, dalla trama lineare e ben organizzata. Una premessa: l’attore inglese sembra aver ascoltato le lamentele di kazaki e austriaci che si scagliarono contro l’attore reo di aver presentato in modo sconveniente le loro nazioni. Questa volta siamo in una nazione immaginaria, la Repubblica di Wadiya, dove Aladeen e il suo fedele zio (interpretato dal premio Oscar Ben Kingsley) regnano incontrastati permettendosi qualsiasi tipo di angheria e sopruso.

La locandina del film Il dittatore

Come ogni dittatore che si rispetti Aladeen ha diverse amicizie influenti, come gli scomparsi Gheddafi e Kim Jong II, adora le stelle di Hollywood (cosa non si farebbe per una notte con Megan Fox), è un atleta (14 medaglie d’oro ai Wadiyan Games) e un attore, capace di ottenere ben quattro Wadiya Golden Globe e indimenticabile protagonista di “Aladeen Jones e il tempio maledetto”. La pellicola di Charles è quanto di più politicamente scorretto si possa sostenere e rappresentare in 90 minuti circa di cinema: battute  a raffica dalla posizione delle donne, alla libertà di stampa, dai diritti basilari dell’uomo agli omosessuali, con un irresistibile e perenne senso di giusta ingiustizia che muove le azioni del leader nordafricano.

L’America (ovvero la patria dell’Aids, come ricorda l’irriverente Ammiraglio Aladeen) ritiene la Repubblica di Wadiya uno stato canaglia e il suo leader un nenico. Difficile non riconoscere la marcata critica al sistema governativo e militare statunitense in grado, in maniera univoca, di poter “riconoscere” e distinguere il bene dal male, capace di dare in pasto al pubblico i nemici della nazione, raffigurati in pittoresche carte da gioco. Cohen si destreggia nella New York a stelle e strisce ancora in grado di spaventarsi di fronte al diverso, ancora scossa dall’attentato dell’undici settembre.

“Il dittatore” è una pellicola brillante che gioca sugli stereotipi, distruggendoli ai fianchi.  Senza rispetto per minoranze, religioni, donne o bambini il nostro Aladeen è quanto di peggio ci si possa aspettare da un uomo. La notizia positiva è che parliamo di un personaggio di finzione, la brutta è che di Aladeen il mondo è pieno.

Commenti finali

Sacha Baron Cohen, reduce dalla positiva performance in “Hugo Cabret”, ci presenta un leader impeccabile, un archetipo ideale a metà strada tra Gheddafi, Hussein e Ahmadinejad, non disdegnando di scimmiottare ill sistema americano e farcendo il tutto con una serie esagerata di gag e battute perlopiù riuscite, dimenticando – in parte – la volgarità vista in “Borat” e “Brüno”.

Politicamente scorretto o politicamente corretto? Considerato che nel mirino dell’istrionico Cohen finiscono tutti, comunità ebraica compresa, è forse più appropriato definire “Il dittatore” una divertente e “correttissima” parodia che non risparmia nessuno.

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