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SaGràscia: la recensione





Recensioni

Published on marzo 21st, 2012 | by alessandro ludovisi

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SaGràscia: la recensione

SaGràscia: la recensione alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary:

3.25

Buon Film


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“SaGràscia” (ovvero, “Sua Grazia”) è una delle pellicole più interessanti del catalogo online della Own Air, la prima piattaforma current in download che permette di vedere, in modo legale, di opere cinematografiche a un prezzo decisamente interessante. Abbiamo usufruito di questo servizio per vedere il film diretto da Bonifacio Angius e interpretato da Giuseppe Mezzettieri, Stefano Deffenu, Francesca Niedda, Daniele Marrosu e Pietro Pittalis.

Il film

Il piccolo Antoneddu, sopravvissuto miracolosamente in seguito a una rovinosa caduta dalle scale, viene invitato dalla nonna a raggiungere la chiesa di Sant’Antonio per ringraziarlo di avergli salvato la vita. Accompagnato da un cugino di poche parole, il piccolo Antonio – di saio vestito – intraprenderà un lento e faticoso viaggio per le assolate campagna della Sardegna, dove incontrerà personaggi strani inseriti in un contesto surreale, a tratti, onirico tanto da far immaginare che l’intera pellicola si basi su un sogno del piccolo protagonista.

SaGràscisa

Giudizio su film

“SaGràscia” appare come una opera di difficile fruizione, appassionata ma allo stesso tempo – volutamente – confusionaria in cui la splendida terra sarda viene rappresentata come un luogo senza tempo ma ricco di uomini, donne, zingari, piccoli indiani e animali mostrati in una chiave surrealista che strizza, però, l’occhio ai classici di Pasolini e Fellini. La ricchezza visiva dei particolari avvolge lo spettatore in un sogno dalla difficile definizione dove si intrecciano tematiche “forti” come la religione e la morte in un percorso congiunto – a piedi scalzi – compiuto dallo spettatore e dal piccolo “miracolato” Antoneddu.

La didascalia ad inizio film, “Nella tradizione cattolica i fedeli che vedono esaudite le loro preghiere ringraziano il santo con un fioretto”, sembra volerci indirizzare verso un percorso religioso ma, in realtà, la pellicola mantiene santo e chiesa come un espediente diegetico di contorno mentre la vera protagonista della storia è la suggestione, provocata, grazie a sapienti scelte stilistiche che permettono al film di muoversi su un sentiero, seppur tortuoso, preciso. Il film racconta di una Sardegna bucolica attraversata “on the road” da Antoneddu, vestito come un frate,  e dal fido cugino dalla stazza imponente e con la passione per il melone. I due sembrano muoversi su percorsi diversi fino al ricongiungimento finale. Nel mezzo, personaggi dalla dubbia provenienza, “alieni” catapultati in una terra straniera che agiscono imprevedibilmente tanto da fa sospettare lo spettatore che sia tutto un sogno. Non è così, o almeno, non è la versione ufficiale del film. L’obiettivo di Angius è probabilmente quello di mostrare scenari a lui cari, con le desolate e suggestive campagne sarde (il regista è nato a Sassari) riproposte sullo schermo in uno straordinario affresco senza tempo, caricato e impreziosito dalle sfaccettature dei personaggi come quel cugino muto che vediamo costantemente in cammino come un automa, letteralmente sospeso tra giorno e notte come in un sospetto limbo che avvolge lui e gli altri protagonisti della storia.

Commenti finali

Un’opera coraggiosa, quella realizzata da Bonifacio Angius, una pellicola destinata a un pubblico di nicchia a causa della non facile “ricezione” di massa. La particolarità della trama (all’apparenza semplice) e la costruzione narrativa sono destinate a un pubblico desideroso di evadere dai soliti e consolidati schemi cinematografici classici.

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