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"Sherlock: L'abominevole sposa": la recensione | CineZapping





Recensioni

Published on gennaio 19th, 2016 | by Elide Messineo

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“Sherlock: L’abominevole sposa”: la recensione

“Sherlock: L’abominevole sposa”: la recensione Elide Messineo
Voto CineZapping:

Summary: A tratti forzato, ma sempre di grande intrattenimento, "L'abominevole sposa" rimane un ottimo assaggio della stagione che verrà.

3

Sherlock torna all'epoca vittoriana


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Abbiamo sempre molto da imparare dal modo di fare tv britannico, “Sherlock” ne è uno degli esempi più emblematici. Sebbene di stagione in stagione la serie perda qualche colpo, riesce a mantenere sempre un livello piuttosto alto. È successo anche nel caso de “L’abominevole sposa“? A tratti sì, a tratti no.

Lo speciale cinematografico che annuncia la quarta stagione è un boccone gustoso per i fan della serie, Sherlock e il fedele compagno d’indagini Watson tornano in ottima forma impersonati da Benedict Cumberbatch e Martin Freeman. Tra i due attori c’è una sintonia impeccabile e questo non fa che migliorare la narrazione.

Sherlock: L’abominevole sposa

Nell’episodio speciale diretto da Douglas MackinnonMark Gatiss e Steven Moffat ci riportano indietro nel tempo. La serie che tutti conosciamo è ambientata ai giorni nostri, mentre in questo caso torniamo alla fine dell’Ottocento, all’epoca in cui erano ambientati i racconti originali di Arthur Conan Doyle. Un omaggio dovuto, dopo tre stagioni di successo e una quarta in arrivo. Sherlock e Watson devono indagare su un caso particolarmente intricato: c’è una donna che indossa il suo vecchio abito da sposa che si toglie la vita di fronte a numerosi testimoni, ma qualche ora dopo ritorna a seminare il panico per le strade di Londra, in cerca della sua vendetta personale. Scotland Yard non riesce a trovare una soluzione a questo caso e anche Sherlock si trova in difficoltà. Nonostante tutte le sue deduzioni, dovrà fare grandi sforzi per riuscire a distinguere la verità dalle apparenze.

Sherlock - la sposa abominevole

Giudizio

Baker Street com’era prima di “Sherlock“, quella dei racconti di Doyle, quella che abbiamo visto in moltissimi altri film, Sherlock che indossa il suo copricapo e Watson che non lo lascia un attimo da solo. “L’abominevole sposa” è un vero e proprio regalo confezionato per i fan in attesa della quarta stagione della serie e infatti questo episodio speciale si apre con un riassunto delle puntate precedenti e al suo interno i salti temporali ci riportano a una questione rimasta in sospeso sul finire della terza stagione. Ma non stiamo a raccontare altro, per lasciarvi il gusto di scoprire tutto durante un’ora e mezzo di visione, piacevole anche per chi non avesse visto le stagioni precedenti e che di certo dopo avrà voglia di iniziare da zero.

I ritmi sono esattamente quelli della serie tv, con trovate brillanti e dialoghi magistrali, l’umorismo inglese che rimane sempre impeccabile, senza l’action della versione di Guy Ritchie ma senza mai risultare noioso, con uno Sherlock più confuso che mai. Si tratta di un episodio che in parte è di stallo, in cui il nostro amato investigatore deve fare i conti con i fantasmi del passato, anche se ai fantasmi non ci crede molto. Il caso de “L’abominevole sposa” infatti è molto simile a quello a cui abbiamo assistito negli episodi precedenti, Sherlock non riesce a trovare una via d’uscita. In una nebbiosa Londra vittoriana, forse con meno smalto del solito, il protagonista riesce a destreggiarsi in un caso che sembra inspiegabile, circondato da volti che sono decisamente familiari. Una rivisitazione della serie moderna che ritorna alle origini senza però perdere la sua capacità di essere sempre contemporanea e frizzante e una rivisitazione dei personaggi stessi che, seppure presentati in chiave inedita, riescono a mantenere le loro personalità di base.

In conclusione

Sherlock: L’abominevole sposa” rimane un ottimo modo per trascorrere un’ora e mezzo di mistero, con i tempi ben calibrati e un rompicapo che a tratti presenta delle imperfezioni ma che rimane sempre gradevole, non annoia mai e ci fa venire una gran voglia di rivedere Benedict Cumberbatch in versione vittoriana.

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