Recensioni

Published on novembre 5th, 2012 | by Andrea Lupia

2

“Skyfall”: la recensione

“Skyfall”: la recensione Andrea Lupia
Voto CineZapping

Summary:

4

Film Grandioso


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Da pochi giorni al cinema, l’ultimo film 007 che tutti ormai chiamano colloquialmente solo “Skyfall” sembra aver già conquistato gli spettatori di mezzo mondo. Non è difficile immaginare il perché. Questa pellicola diretta da Sam Mendes porta definitivamente James Bond nel nuovo cinema, o meglio nella nuova visione del cinema, che richiede un maggior realismo ed una maggior dose di veridicità degli eventi. Questa volta ritroviamo un James Bond con tutti i crismi del genere, luoghi esotici, bellissime e solitamente anche pericolosissime donne, marchingegni e gran brutta gente. Ma fin dalle prime battute del film, c’è qualcosa di diverso. Fin dalla theme song cantata da Adele, c’è una specie di nostalgia, di tensione particolare.

Mettendovi al sicuro da eventuali spoiler, possiamo dire che il film prenderà delle svolte inaspettate, in special modo il personaggio principale. James Bond, la faccia di bronzo, temerario, sempre perfettamente abbigliato e pettinato, sempre pronto a sedurre bellissime donne e a fare esplodere palazzi, aerei, automobili, metropolitane, beh qui lo incontrerete in una veste differente. Lo vedrete fare i conti con il tempo che passa e con la cruda realtà di essere solo un uomo e di doverlo accettare per avere la speranza di sconfiggere i nemici che questa volta, muovono il loro attacco direttamente al cuore dell’MI6.

Il teaser poster di “Skyfall”

Il film è in generale splendido, a meno che non fosse nel vostro interesse vedere un film su un eroe praticamente invincibile, perché Bond in questo film è più umano che in qualunque altro episodio della saga (arrivata alla pellicola numero 23).

Daniel Craig, che non tutti hanno gradito come James Bond dei nostri tempi, è come sempre impeccabile, credibile, ferino ed affascinante. Un James Bond perfetto, che in questo film in particolare, regala una delle sue più intense interpretazioni di sempre. Judi Dench è la ormai iconografica M, ma questo non le impedisce di essere ogni volta splendida e sempre più brava ed in questo caso, ancora più al centro delle vicende, ha l’occasione di brillare ancora più del solito.

Uno spettacolare Javier Bardem interpreta un cattivo atipico per un film di 007. Non mosso dal calcolo o ancora meglio dal guadagno, fa quello che fa (e non è poco) per vendetta personale, introducendo un concetto che nei film della saga di spionaggio più famosa del mondo, era solitamente relegato all’ultima parte del film, dove Bond si vendicava di qualche cattiveria subita da lui o dalla Bond Girl di turno con stile e brutalità.

La locandina di “Skyfall”

Le Bond Girls, a proposito, sono davvero nella tradizione di James Bond. Bellissime e pericolosissime, riportano la rappresentazione della femme fatale agli antichi splendori, ma riuscendo a svecchiarne l’immagine ed a renderla credibile anche nel particolare momento cinematografico.

Daniel Craig è James Bond in “Skyfall”

In conclusione, “Skyfall” non delude le aspettative e soprattutto non è il “The dark knigth – Rises” di 007. La caduta dell’eroe è rappresentata anche qui, è vero. Ma sebbene l’impronta di plausibilità sia ormai di certo la nuova direzione creativa e questo di certo sia stato iniziato da Nolan, le similitudini finiscono qui. Sam Mendes dirige un cast eterogeneo e di enormi capacità, ma si trattiene dallo strafare, confezionando un film misurato ed emozionante, sfruttando con gusto tutto ciò che è anima e corpo di James Bond per portarlo (con successo) nel nostro tempo. Andate a vederlo e restate fino alla fine. Non ve ne pentirete.

Voto:

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About the Author

Scrittore, disegnatore, attore e poeta lo-fi.



2 Responses to “Skyfall”: la recensione

  1. Giovanni says:

    Prendete Cary Grant, e fategl fare il protagonista di “Rambo”, vi piacerebbe? Oppure prendete Bob Hopkins, e fategli fare lo starring role in “Commando”, lo trovereste adatto? Oppure prendete Tina Pica, e fategli fare l’ammazzamostri in “Alien”, vi gusterebbe? Ci avevano già provato facendo fare un “Predator” ad Adrien Brody, e fu un disastro. Recepito il messaggio? Hanno preso uno stuntman biondo con delle orecchie vampiresche, il viso di Putin, e solo due espressioni (“ti uccido ora o tra cinque minuti”) più la terza bonus (“ora provo a fare Bond”) con il dono dell’invulnerabilità, checché ne dica la recensione di questo sito (qualunque cristiano sarebbe morto quattro volte a pacca in ogni film interpretato da Craig) per fare 007. Fascino, ironia, simpatia e magnetismo (anche gigionesco quando c’era il dandy Moore) sono definitivamente defunti dopo l’era Brosnam. Si è proceduto alla sistematica demitizzazione e umiliazione di Bond negli ultimi tre film di Craig, la sigla di apertura con tutte quelle bare questo certifica, altro che avvicinarsi a Sean Connery, impossibile anche se si cercasse di clonarlo in laboratorio, e poi basta con questo gunbarrel messo alla fine, irritante ogni oltre limite. Ma parliamo di Craig, freddo come un paracarro al polo nord, che non fa una piega quando il magistrale cattivo interpetato da Bardem che pone ancora più sottotono il Bond Craighiano fa fuori l’unica donna con cui è andato a letto e ha messo a rischio la sua vita per lui (eh si, davvero molto umano anche per Nietzsche), ma il massimo è la scena in cui Bardem cerca di sedurlo e lui gli risponde (anche se in inglese originale è leggermente diverso) :”chi ti dice che sia la mia prima volta?”. Ma stiamo parlando di 007 o di uno spot dell’Arcigay? Il film è comunque teso e godibile anche se con alcune pecche di sceneggiatura grandi come asteroidi (il cattivo riesce a far saltare l’mi6 e non riesce a prendere possesso di una casa in campagna isolata come un cactus nel deserto? Perché, altrimenti saltava il finale alla “Cane di Paglia”?). Conclude il tutto una moneypenny afro prima agente operativa, un Q nerd, e una M davvero magistrale, ma l’aver messo sotto il microscopio dei fan di bond alcune suoi segreti negativi del passato in un aria di rottamazione generale non vorrei fosse il preludio per lo svelarsi di di altri dark secrets di questo meravgilioso nuovo Bond. Magari lo scopriamo con un passato pedofilo, tanto vista la fantasia degli sceneggiatori attuali difficile trovare una soglia limite. Ma tornare veramente alla misura dello stile passato, no, troppo old fashion? E pensare a favolosi attori come Julian Macmahon o Michael Fassbender nel ruolo di Bond, no? Con tutto il rispetto, l’unica analogia con l’ultimo Batman di Nolan mi viene in mente solo pensando alle orecchie di Craig. Gli utlimi tre film (Casino Royale bellissimo, osceno QOS colonna sonora inclusa, interessante ma freddissimo Skyfall) non sono film di 007. Punto.

  2. Marco says:

    Ammetto che non sono mai stato un fan di Craig, adoravo Brosnan per lo stile e l’humour.. Il biondo 007 appariva finora troppo violento, “fisico” e non astuto, poco incline ai rapporti umani (il Bond più casto della storia..) e perennemente incavolato con il mondo. Stavolta, però l’ho trovato assolutamente adatto alla storia di Skyfall, un film venato di malinconia e tristezza di fondo con delle scene di azione sublimi (I primi 15′ valgono, da soli, il prezzo del biglietto) ed una storia finalmente credibile (la Spectre andava bene negli anni ’70..). Attori fantastici con Judy Dench su tutti e Bardem stupefacente. L’umanità di questo Bond spezza finalmente il mito del superuomo e lo riporta davanti allo specchio, mostrandolo invecchiato fisicamente e anche stanco mentalmente ma sempre in grado di lottare per il suo ideale di paladino della giustizia. Belli gli inserimenti dei nuovi personaggi, sopratutto Q che ha il volto del serial killer di “Profumo, storia di un assassino” e che, proprio per questo, e’ molto intrigante. Craig appare molto attento alla moda ed al fashion, sempre impeccabile anche quando, dopo aver saltato da un vagone all’altro nel mezzo di un inseguimento, prima di rituffarsi nell’azione, si aggiusta i polsini della camicia (lo sceneggiatore e’ un genio..) come se da questo dipendesse il futuro dell’umanità. Il bello di questo film e’ che, nonostante tutte queste incongruenze, ti resta la voglia di vederlo ancora perché nel suo insieme ti colpisce più profondamente di quanto appaia.. Quindi un ottimo risultato che non esito a definire il miglior 007 movie dell’era post-Connery dopo “Die another day”..

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