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Vallanzasca - Gli angeli del male: la recensione | CineZapping





Recensioni

Published on Gennaio 18th, 2011 | by sally

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Vallanzasca – Gli angeli del male: la recensione

Vallanzasca – Gli angeli del male: la recensione sally
Voto CineZapping

Summary: La regia di Michele Placido rimane priva di un’anima vera e propria, forse nel tentativo di rimanere super partes.

3.5

Buon Film


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Questo fine settimana in sala troveremo anche “Vallanzasca – Gli angeli del male“, nuovo discusso film di Michele Placido. Il film è stato particolarmente criticato, specie dai parenti delle vittime, ma Michele Placido ci ha tenuto a spiegare che la sua opera non è un omaggio al famoso criminale, è semplicemente una storia che viene raccontata cinematograficamente. E se uno guarda il film, non può che essere d’accordo con Placido. Ma in Italia, ormai è chiaro visti gli incassi di “Che bella giornata“, preferiamo non soffermarci a riflettere sulle cose, ci piace quando ci propinano cose semplici e spicciole, purché facciano ridere. “Gli angeli del male” non osanna Renato Vallanzasca, nemmeno per un istante. Michele Placido racconta una storia, come molte altre volte è stato fatto da molti altri registi. Dei film sulla mafia nessuno s’è mai lamentato, anzi, gli ascolti in tv di solito vanno più che bene, e perché mai Renato Vallanzasca dovrebbe suscitare tanto clamore?

Vallanzasca – Gli angeli del male

Vallanzasca – Gli angeli del male” è girato un po’ in stile “Romanzo criminale“, solo che al posto del dialetto romano ci troviamo il milanese, che ovviamente non calza così bene a Kim Rossi Stuart, che a Roma ci è nato. La storia ha inizio con il racconto di Renato Vallanzasca, rinchiuso in carcere per scontare quattro ergastoli e 260 anni di reclusione, della sua infanzia difficile, degli esordi nel mondo della criminalità e soprattutto del terrore seminato negli anni ’70 dalla banda della Comasina, passando per i continui tentativi di evasione, che non sono andati mai a “buon” fine. La cosa che si nota subito del film è che Michele Placido di certo non disdegna violenza e sangue nelle giuste dosi, ma non si cala pienamente nella pellicola. Ricostruisce tutti gli avvenimenti essenziali, sa calibrare bene i tempi delle scene e fa ricadere l’attenzione interamente sul personaggio principale, lasciando a margine gli altri protagonisti della storia, che comunque hanno un ruolo abbastanza importante, a partire da Filippo Timi, validissimo attore che però in questo caso non ha ampio respiro. Troviamo anche Valeria Solarino nei panni di Consuelo, ma non la troviamo in splendida forma, molto probabilmente proprio per il fatto che i personaggi, al di fuori di Kim Rossi Stuart, hanno poca possibilità di esprimersi. Tra gli altri attori presenti nel cast, anche Paz Vega ed un convincente Francesco Scianna, che già si era fatto notare in “Baarìa” di Tornatore. La sceneggiatura e il cast non funzionano affatto male, ce ne fossero di prodotti così in Italia! Michele Placido è stato in grado di dimostrare che un crime si può girare bene anche fuori dagli USA, di materiale da cui attingere nel nostro Paese ne troviamo in abbondanza.  Il paragone con “Romanzo criminale” appare inevitabile, ma in quel caso la storia appariva più solida e lo spazio era concesso a tutti gli attori che sono riusciti a colpire il pubblico tutti con la stessa intensità. Qui non ci resta che osservare la vita sbagliata di un uomo che non ha saputo distinguere il bene dal male, un anti-eroe dei nostri giorni che sembra voler essere un criminale con un’etica, dotato di un ego spropositato e distruttivo e di indubbio fascino (basti pensare alle innumerevoli lettere ricevute in carcere). La regia di Michele Placido rimane comunque priva di un’anima vera e propria, forse per adattarsi meglio alla storia che vuole narrarci, forse perché non è riuscito completamente a farla sua.

 

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