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Published on giugno 10th, 2017 | by Elide Messineo

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#BringBackSense8, la risposta di Netflix alla petizione dei fan

Nei giorni successivi all’annuncio della cancellazione della serie tv “Sense 8″ i fan hanno protestato in massa, attaccando principalmente le pagine social di Netflix.

L’hashtag utilizzato è stato #bringbacksense8, molti fan hanno chiesto un ripensamento da parte del servizio di streaming o quantomeno un addio diverso, con una puntata conclusiva che non lasciasse l’amaro in bocca dopo la brutta sorpresa. Hanno perfino indetto una petizione chiedendo la continuazione di “Sense8” ma non c’è stato niente da fare, Netflix ha risposto in via ufficiale con questo messaggio:

Alla nostra famiglia di Sense8…

Abbiamo visto le petizioni.

Abbiamo letto ogni messaggio, ogni #RenewSense8, ogni #BringBackSense8.

Avremmo voluto poter continuare questa avventura. Se ci abbiamo messo tanto a rispondere è perché abbiamo pensato a lungo a come farlo. Ma purtroppo non è possibile.

Grazie per aver amato tanto Sense8 e speriamo che rimarrete connessi con il vostro cluster in giro per il mondo.

#SensatesForever

I fan hanno preso molto sul serio la cosa, minacciando di disdire l’abbonamento a Netflix e litigando con chiunque cercasse di tranquillizzarli, invitandoli a non farne un dramma. Sui social si leggono lunghi messaggi in cui alcuni utenti spiegano l’impatto che “Sense8” ha avuto sulle loro vite, sembra di assistere nuovamente a un fenomeno di depressione post-Pandora, come ai tempi di “Avatar“. Non sarà che ancora una volta ci siamo lasciati prendere la mano? Si tende troppo spesso a non distinguere i social network dalla vita reale, a non avere un distacco netto tra ciò che è realtà e quello che è finzione, come in questo caso. Una serie tv può essere fonte d’ispirazione e può dare vita a critiche e riflessioni costruttive, ben diverso è quando diventa un’influenza (e dipendenza) vera e propria sulla vita di qualcuno. Basti pensare all’impatto di “Tredici“, solo pochi giorni fa in Perù un ragazzo ha deciso di togliersi la vita “ispirandosi” al metodo Hannah Baker. Si aggiunge anche questo a tutto il resto: il rischio emulazione è sempre dietro l’angolo, è successo con altre serie come “Dexter” o anche con numerosi film. Sì, è vero, si tratta di casi isolati, ma quando un gran numero di persone protesta così tanto per la cancellazione di una serie, con messaggi così sentiti e spesso aggressivi, prima di pensare all’ottimo lavoro che è stato fatto per ottenere un successo del genere, fermiamoci a riflettere sulle conseguenze che l’era di Netflix e derivati sta avendo sulla vita delle persone.

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