C’è qualcosa di raro, nel panorama del cinema italiano contemporaneo, in un film che osa occupare tre ore di durata per raccontare la trasmissione silenziosa del peso tra padri e figli: Alberi erranti, il nuovo film di Salvatore Mereu, è esattamente questo — un’opera che sceglie il tempo lungo come forma di rispetto verso la complessità emotiva che intende esplorare. Distribuito nelle sale sarde a partire dal 22 ottobre 2026 e in tutta Italia dal 29 ottobre 2026, il film ha già alle spalle un percorso festivaliero di rilievo, con la sua prima mondiale al Concorso internazionale del 79° Festival di Locarno — una vetrina che in Europa continua a rappresentare uno dei luoghi più attenti al cinema d’autore capace di parlare anche a un pubblico ampio.
Un romanzo di formazione che nasce dalla letteratura sarda
Il film alberi erranti prende le mosse dal romanzo Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta, scrittore sardo la cui prosa affonda le radici in una tradizione narrativa che non separa mai il paesaggio dall’interiorità dei personaggi. Salvatore Mereu, regista da sempre legato alla Sardegna come spazio fisico e simbolico, costruisce a partire da questa materia letteraria un racconto che segue Piero Arca e suo figlio Giuliano, due figure attorno a cui gravitano tre famiglie con le loro storie, le loro ferite, le loro aspettative non dette.
Il tema centrale — l’autorità che gli adulti si arrogano sul destino dei figli — è trattato senza semplificazioni morali. Non si tratta di padri cattivi contrapposti a figli ribelli: il film sembra interessato piuttosto a quella zona grigia in cui l’amore e il controllo si sovrappongono fino a diventare indistinguibili. È in questo spazio che il romanzo di formazione incontra il dramma familiare, e che la Sardegna smette di essere sfondo per diventare paesaggio interiore.
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Il cast: Lorenzo Richelmy, Romeo Perrone e Giulia Maenza
La scelta del cast riflette una volontà precisa di mescolare generazioni e registri espressivi diversi. Lorenzo Richelmy, già noto al pubblico internazionale per la serie Marco Polo, porta nel progetto una presenza scenica capace di contenere tensioni opposte — la vulnerabilità e la determinazione, la resa e la resistenza. Al suo fianco, Romeo Perrone e Giulia Maenza completano un insieme che, stando alle premesse del film, deve saper restituire la densità emotiva di tre nuclei familiari intrecciati.
In un film di tre ore, il ritmo della recitazione diventa struttura narrativa: non ci sono scorciatoie, non ci sono scene madri che risolvono in pochi minuti ciò che la vita accumula in anni. Mereu sembra chiedere ai suoi attori di abitare il tempo del racconto con la stessa pazienza con cui un paesaggio si trasforma tra una stagione e l’altra.
Il lutto e l’eredità come motori narrativi del film
Al di là della cornice del romanzo di formazione, Alberi erranti è anche un’esplorazione del lutto e dell’eredità familiare: non solo la perdita di una persona, ma la perdita di una versione di sé che si credeva possibile, il peso di aspettative ereditate senza averle mai scelte. In questo senso il titolo stesso funziona come metafora: gli alberi, nella tradizione simbolica, rappresentano radici e continuità; l’aggettivo erranti introduce una contraddizione che è il cuore del film — si può appartenere a un luogo, a una famiglia, a una storia, e al tempo stesso sentirsi in perpetuo movimento, senza approdo definitivo.
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Questa tensione tra radicamento e deriva è amplificata dalla scelta della Sardegna come spazio narrativo: un’isola che è per definizione un confine, un luogo che contiene il mondo e al tempo stesso lo separa. Mereu conosce bene questa geografia emotiva, e la usa con la precisione di chi non ha bisogno di spiegarla per farla sentire.
Locarno79 e la ricezione critica internazionale
La selezione in Concorso internazionale al Festival di Locarno nella sua 79ª edizione — uno dei festival più longevi e rispettati d’Europa — è un segnale di posizionamento chiaro: Alberi erranti non è un film pensato per un pubblico di nicchia regionale, ma un’opera che ambisce a un dialogo con il cinema d’autore europeo nel suo complesso. Il Festival di Locarno ha storicamente premiato film capaci di coniugare specificità culturale e universalità tematica, e la presenza di questo film in concorso suggerisce che la commissione abbia riconosciuto entrambe le qualità.
Per il cinema italiano, e per quello sardo in particolare, si tratta di una visibilità che va oltre il singolo titolo: conferma che esistono voci capaci di portare storie locali su una scena internazionale senza tradirne la sostanza.
Con la sua uscita nazionale già avvenuta e il percorso festivaliero consolidato, Alberi erranti si presenta come uno dei titoli più significativi del cinema italiano di questo autunno — un film che chiede tempo al suo spettatore e, in cambio, offre la rara esperienza di un racconto che non ha fretta di concludersi perché sa che certe eredità non si smaltiscono in un pomeriggio.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








