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Published on agosto 3rd, 2012 | by alessandro ludovisi

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Il cavaliere oscuro – il ritorno: la recensione

Il cavaliere oscuro – il ritorno: la recensione alessandro ludovisi
Voto CineZapping

Summary:

4.4

Film Grandioso


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Sono passati 8 anni dalla morte di Harvey Dent/Due facce e Gotham sembra essersi lasciata alle spalle le malefatte della criminalità organizzata e le anarchiche gesta del Joker capace di paralizzare e gettare nel panico la città scatenando un caos senza fine. Batman ha deciso di autoesiliarsi e ora vive acciaccato e in tranquillità nella sua residenza, sempre affiancato dal fedele Alfred. Ma la labile quiete di Gotham si dissolverà all’arrivo in città della sensuale ladra  Selina/Catwoman e soprattutto di Bane, un terrorista psicopatico dalla possente muscolatura e con il viso parzialmente coperto da una maschera. Si professa nuovo leader della Setta delle Ombre e il suo obiettivo è distruggere Batman e la corrotta Gotham….

Giudizio sul film

Una delle caratteristiche della ormai trilogia di Nolan, già ampiamente immaginabile sin dalle prime battute di “Batman Begins”, è lo spazio lasciato alle dinamiche psicologiche dei suoi personaggi. Mai come in questi tre episodi della vita di Batman, e probabilmente in nessuno dei classici film sui supereroi, la caratterizzazione dei protagonisti è stata così marcata. Il denominatore comune nella filmografia di Nolan è la l’oscura rappresentazione del passato dei suoi personaggi. Lo abbiamo visto nella saga di “Batman”, ma anche in “Memento” o “Inception”. Nel “cavaliere oscuro – il ritorno”,  questo impegno del regista viene rispettato e il villain di turno, il  mastodontico Bane, ha alle spalle un doloroso passato. Una operazione, quella portata a termine dal regista britannico, che gioca volontariamente sul risicato confine tra bene  e male e sulla possibilità di trasformarsi in un mostro non potendosi esimere dal proprio destino.

Il cavaliere oscuro – il ritorno

Gotham si regge su una menzogna: questo è un dato di fatto e il sacrificio del martire Harvey Dent ha permesso la costruzione di un tranquillo status quo, talmente ben definito da permettere a Bruce Wayne di godersi una meritata pensione anticipata. Le comparsate notturne del giustiziere pipistrello sono ormai un flebile ricordo e per tutti Batman è solamente uno dei tanti delinquenti “attratti” dalla città, al pari dello Spaventapasseri o del Joker. Gordon, ormai diventato commissario, ha imparato a convivere con la fallacia, convinto che sia necessaria al raggiungimento di un bene supremo. Eppure Gotham è solo apparentemente una città felice, fedele simbolo della realtà metropolitana post-crisi nella quale ricchi e poveri vivono in spazi ben demarcati, così vicini e allo stesso tempo così lontani. La situazione ideale per l’ascesa al potere di Bane, capace di trovare terreno fertile instillando il dubbio negli abitanti  e costringendo Batman a un repentino rientro in scena. Proprio l’incontro tra i due sarà la dinamo della pellicola capace dopo una apparente calma piatta di esplodere, in tutti i sensi. Una sequela di deflagrazioni sconvolgono, infatti, la città riducendola rapidamente  a una immensa nube di fumo. E, ancora più grave, Batman viene sonoramente malmenato da Bane che diventa l’unico “uomo in maschera” della città.

Bane di spalle affronta Batman

Giocando sulla sospensione dell’incredulità e su una spettacolarizzazione esasperata Nolan riesce nella non facile impresa di donare assoluta dignità ad ogni personaggio, rendendolo quasi indispensabile e funzionale alla riuscita della messa in scena. Il giochino corale del regista funziona, lasciandoci la sensazione che è la somma a valere più delle singole parti e che non siano Batman o Bane il fulcro della storia, bensì, quella coralità passiva di Gotham archetipo di una società in cui “cane morde cane” e dove la sopravvivenza ad ogni costo risulta essere il bene più prezioso. Gli atti terrostici di Bane, un personaggio agli antipodi con il Joker anarchico, la scuotono e la mettono in ginocchio perché  mirati e ben organizzati, collegati a un filo del discorso che sembrava essersi  definitivamente interrotto al termine di “Batman Begins”. Dopo anni di pace la città dimostra, ancora una volta, la propria fragilità.

La locandina del film Il cavaliere oscuro – il ritorno

 

 Commenti finali

La leggenda finisce: è questa la tagline pìù in voga per celebrare l’ultimo film di questa trilogia partita nel 2005 e arrivata – senza appello – al suo ultimo capitolo. Nolan ha adattato per il grande schermo una storia che nel corso del tempo ha permesso di mostrare un universo come quello comics in un ambiente tremendamente reale, marcio,  distopico, dove un semplice criminale può prendere il controllo con poche, anche se eclatanti, gesta criminali. Il Bane del film non possiede né il ghigno né la fascinazione storica letteraria del Joker eppure incute timore grazie a un fisico smisurato e a una parlata “filtrata” dalla maschera che lo rende ibrido e allo stesso tempo spietato. Un villain con i fiocchi che funziona per quella manifesta superiorità fisica sull’uomo pipistrello che rende alquanto incerto il duello. Rispetto a “Batman Begins” e a “Dark Knight”, in questo caso a mancare, nella sua accezione più “pura”, è quella componente sentimentale affettiva che aveva contraddistino le avventure di Bruce/Batman con Katie Holmes prima e Maggie Gyllenhaal poi, nonostante la quota rosa sia ampiamente garantita dalla presenza (e che presenza) di Anne Hathaway e Marion Cotillard.

Tra vecchi e nuovi personaggi, tra cattivi che tornano e new entry, il punto fermo è Nolan e il suo – ormai – inconfondibile stile. Le riprese dall’alto della Gotham che brucia sotto i colpi inferti di Bane è stilisticamente perfetta, agghiacciante, resa seducente da un martellante scandire musicale. L’esplosione del ponte della città, anche qui una ripresa dall’alto in lontananza, è da manuale mentre vedere uno stadio di football con il campo letteralmente inghiottito, sullo sfondo di un touchdown, ci fa letteralmente sobbalzare.

Ma è soprattutto il finale a convincerci con il cineasta londinese che ci regala una conclusione epica, commovente, spettacolare. Un degno e giusto epilogo per una saga su cui il regista, ha già dichiarato più volte, non metterà più mano. Nolan ha donato nuova linfa al personaggio creato da Bob Kane e Bill Finger, lo ha rigenerato partendo dagli inizi  e plasmandolo per contestualizzarlo all’interno di un universo visivo a tinte forti dove domina la violenza e la paura. Molto più di un semplice  film su un supereroe ma una intensa e accattivante epopea fantascientifica e a tratti futuristica dove l’attualità in quei continui richiami alla crisi economica, alla paura e alla – inevitabile – rivolta, viene ampiamente sottolineata e “sfruttata”.

L’uscita nelle sale americane è stata “macchiata” dagli eventi di Aurora e dalla strage perpretrata dal killer James Holmes all’interno di un cinema del Colorado in cui era in corso una proiezione del film. Tra urban legend e verità, tra etichette improbabili (“è una saga maledetta”) e discutibili somiglianze (“il killer era vestito come Bane“) la pellicola, che da noi uscirà solamente il prossimo 29 agosto (ultimo paese al mondo), ha già abbondantemente superato i 500 milioni di euro al box office.

Imperdibile

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One Response to Il cavaliere oscuro – il ritorno: la recensione

  1. Mr bean says:

    Per me sarà un grande film, fatto bene e pieno di azione. Andatelo a vedere. Nolan avrà fatto un capolavoro.

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