Alla 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, tra le anteprime e i titoli internazionali, si è fatto notare un film italiano che porta con sé un’ambizione precisa: riportare il giallo nel cuore della capitale, attraverso le sue strade, i suoi volti e le sue contraddizioni. La sera a Roma, diretto e sceneggiato da Enrico Vanzina e adattato dal suo omonimo romanzo, è uno di quei progetti in cui la vocazione narrativa incontra la conoscenza profonda di una città e di un mondo — quello dello spettacolo italiano — che Vanzina conosce da decenni, nei suoi meccanismi più luminosi e in quelli più opachi.
Un giallo ambientato nella Roma che non si mostra ai turisti
Il film ruota attorno a un protagonista interpretato da Massimo Ghini: un giornalista e sceneggiatore che si trova coinvolto nell’omicidio di un giovane attore. La scelta di questo profilo professionale non è casuale — un personaggio che vive a metà tra il racconto e la realtà, tra chi osserva il mondo dello spettacolo e chi ne è parte integrante — e suggerisce fin dall’inizio una riflessione sul confine sottile tra chi scrive le storie e chi le subisce.
Roma, in La sera a Roma, non è solo sfondo: è co-protagonista. Il film esplora la città attraverso i suoi luoghi, i suoi personaggi e le sue contraddizioni, secondo quanto dichiarato dagli stessi autori. Una delle location più significative è la sede storica de Il Messaggero, in via del Tritone 152, dove sono state girate numerose scene. La presenza del direttore del quotidiano, Roberto Napoletano, alla presentazione del film, testimonia quanto il legame tra il progetto e la città reale — non quella da cartolina — sia stato cercato e coltivato con attenzione.
→ Leggi anche: Festa del Cinema di Roma: Waititi e Chiaroscuro portano in anteprima mondiale Klara e il Sole
Il cast de La sera a Roma e le fragilità umane al centro del film
Accanto a Massimo Ghini, il cast raccoglie nomi di peso del cinema e della televisione italiana. Carlo Buccirosso, Martina Stella, Ricky Memphis e Rocío Muñoz Morales — quest’ultima presente anche alla conferenza di presentazione — compongono un ensemble che Vanzina ha costruito con la stessa logica del romanzo originale: personaggi che portano con sé storie, debolezze, ambiguità.
È proprio Vanzina a fornire la chiave interpretativa più interessante del progetto. Alla Festa del Cinema, il regista ha descritto La sera a Roma come un film sulle fragilità umane, citando il suo amico Ettore Scola come punto di riferimento. Il richiamo a Scola non è ornamentale: significa collocare il film in una tradizione del cinema popolare italiano che non rinuncia alla profondità psicologica, che usa il genere — in questo caso il giallo — come strumento per guardare dentro le persone più che per costruire meccanismi di suspense fine a se stessi.
Vanzina e il cinema popolare italiano: genere come sguardo sul costume
La carriera di Enrico Vanzina è stata spesso letta attraverso la lente della commedia all’italiana, del cinema commerciale, dei cinepanettoni — un’etichetta che ha finito per oscurare la continuità di uno sguardo narrativo che attraversa decenni di costume italiano. Con La sera a Roma, Vanzina sceglie il giallo non come rottura con il passato, ma come ampliamento del territorio. Il genere thriller-mystery permette di mettere in scena vizi e costumi con una libertà diversa rispetto alla commedia: la tensione narrativa autorizza una certa spietatezza nell’osservazione dei personaggi, una durezza che la commedia tende ad ammorbidire con il riso.
→ Leggi anche: Lorenzo – L'incredibile avventura di Jovanotti: il documentario che rifiuta la celebrazione facile
Il fatto che il protagonista sia uno sceneggiatore introduce nel film una dimensione meta che non va sottovalutata. Chi lavora nell’industria dello spettacolo sa che le storie si costruiscono su commissione, che i talenti vengono valorizzati o ignorati per ragioni che poco hanno a che fare con il merito, che la sopravvivenza professionale richiede adattabilità. Ambientare un giallo in questo mondo significa portare alla luce tensioni che normalmente restano fuori campo.
La 21ª Festa del Cinema di Roma come palcoscenico per il cinema italiano
La scelta di presentare La sera a Roma alla 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, in ottobre 2026, è coerente con la natura del progetto: un film italiano, ambientato a Roma, che parla di Roma — e che trova nella manifestazione capitolina il contesto più naturale per il suo debutto pubblico. La Festa del Cinema di Roma ha consolidato negli anni la sua funzione di vetrina per produzioni nazionali che cercano visibilità al di fuori dei circuiti puramente commerciali, senza per questo aspirare all’etichetta del cinema d’autore in senso stretto.
La sera a Roma si inserisce in questo spazio intermedio con una sua logica precisa: è un film di genere con ambizioni narrative, adattato da un romanzo, con un cast riconoscibile e una città come vera protagonista. È, in sostanza, un esempio di cinema popolare che prende sul serio il proprio mestiere — e che nella voce del suo autore, quando cita Scola e parla di fragilità umane, rivela una consapevolezza che va oltre la semplice operazione di intrattenimento. Resta da vedere come il pubblico risponderà a questo ritorno al genere firmato Vanzina: la Festa ha offerto il palcoscenico, le sale daranno il verdetto definitivo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








