Recensioni

Published on novembre 28th, 2011 | by johnbuckley

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“Real Steel”: la recensione

“Real Steel”: la recensione johnbuckley
Voto CineZapping

Summary:

4

Film Grandioso


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Quanto ti accorgi, durante la visione di un film, di essere talmente preso dalla storia e dai personaggi, di essere letteralmente “entrato” dentro lo schermo e di vivere con i personaggi le loro stesse emozioni, la stessa voglia di rivincita e di riscatto, quando soffri e gioisci con loro, allora puoi dire di stare vedendo un film riuscito. “Real Steel“, in questo senso, è un film riuscitissimo che accontenterà i palati più esigenti e diversi, da chi cerca un film puramente action a chi invece vuole una storia e dei personaggi cui affezionarsi.

Real Steel

Ambientata in un futuro non molto lontano dove il pugilato è divenuto uno sport altamente tecnologico, “Real Steel” è la storia di Charlie Kenton, un pugile sul viale del tramonto, costretto a farsi da parte quando il mondo del pugilato è stato invaso da giganteschi robot d’acciaio. Privo ormai di qualsiasi prospettiva, Charlie è diventato un promotore di incontri di pugilato fra i robot e si guadagna a malapena da vivere assemblando robot scadenti e in disuso per cui organizza match nei vari ring clandestini. Ma proprio quando Charlie pensa che le cose non possano andare peggio di così, nella sua vita improvvisamente riappare Max, il figlio che aveva da tempo perso di vista, un ragazzino pieno di risorse malgrado la sua giovane età. Padre e figlio, dopo un’iniziale reciproca riluttanza, uniscono le loro forze per costruire e addestrare un robot malandato e trasformarlo in un pugile da combattimento. Sullo sfondo di un’arena brutale e priva di regole, Charlie, avrà finalmente l’occasione di un insperato ritorno.

Pugni d’acciaio

Prodotto da Robert Zemeckis e Steven Spielberg e distribuito dalla Disney, il film ha moltissimo dello spettacolo, delle emozioni e del sentimentalismo della casa di Topolino, così come il rapporto padre-figlio viene direttamente dal cilindro di Mr. Spielberg. “Real Steel” è in parte basato su “Steel”, il racconto breve del  maestro di fantascienza Richard Matheson, già adattato per la televisione nel 1963 in una puntata di “Twilight Zone”, interpretata da Lee Marvin. Difficile, se non impossibile, sbagliare con delle premesse del genere.

L’impianto spettacolare messo in piedi è di altissimo livello, ma passa quasi in secondo piano rispetto all’impatto emozionale del film. E’ un film d’azione sportiva, certo, anche se sul ring ci sono robot che se le danno di santa ragione invece che esseri umani, ma è anche la storia del rapporto tra un uomo, una donna ed un ragazzino.

Il film frulla “Rocky” (soprattutto il primo ed il quarto) e “Over the top” (ricordate? Il film del 1987, sempre con Stallone, con argomento il gioco del “braccio di ferro); il regista Shawn Levy (che non è propriamente una cima nè sinonimo di garanzia; unici suoi film di rilievo “La Pantera Rosa“, remake dell’omonimo film del 1963, e il dittico “Una notte al museo“, e ho detto tutto) fa il suo lavoro al meglio, portando a casa il suo lavoro migliore. Il regista immerge il film in scenografie rurali-futuriste; coreografa l’azione sul ring come se a combattere ci fossero veri atleti (non per niente come consulente sul set è stato chiamato il leggendario Sugar Ray Leonard); quando può evita la computer grafica e si affida a veri animatroni.

Il comparto attori non è da meno di quello robotico: Hugh Jackman ci mette ironia ed energia, Evangeline Lilly oltre che bellissima risulta molto intensa, Dakota Goyo ti fa riflettere a cosa facciano mangiare a questi baby attori per farli essere così convincenti.

Alla fine “Real Steel” è un film raffinato e appassionante, divertente e coinvolgente; sfrutta, in realtà, la solita vecchia storia di riscatto e rivincita, contando sulla partecipazione attiva e tutta emotiva dello spettatore. Troppo facile così? Sicuramente, ma vi sfido a resistere e a non fare il tifo. Alla fine l’happy end arriva catartico e liberatorio. Usciamo dal cinema felici e contenti, consapevoli di essere stati “truffati” per l’ennesima volta. Ma va bene così.

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