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"Black Mass - L'ultimo gangster": la recensione | CineZapping





Recensioni

Published on ottobre 13th, 2015 | by Alessandro Testa

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“Black Mass – L’ultimo gangster”: la recensione

“Black Mass – L’ultimo gangster”: la recensione Alessandro Testa
Voto CineZapping

Summary: La biografia di un criminale raccontata con dovizia ma senza un ritmo incalzante.

3.5

Criminale senza eccessi


User Rating: 3.1 (2 votes)

Strizzando un occhio a “The Departed” di Martin Scorsese e un altro ad “American Hustle – l’apparenza inganna“, va in scena senza troppe ambizioni il nuovo film di Scott CooperBlack Mass” con Johnny Depp, Benedict Cumberbatch, Kevin Bacon e Dakota Johnson.

TRAMA – Girato nello Stato del Massachusetts, “Black Mass” racconta la vera storia di James “Whitey” Bulger, il boss più credele della mafia irlandese nonché uno dei più ricercati dall’FBI (secondo solo a Bin Laden) per omicidio, riciclaggio, estorsione e cospirazione. A capo della sua Winter Hill Gang Bulger “controllò” la città di Boston per circa 20 anni, dagli anni ’70, servendosi dell’alleanza con l’F.B.I. per combattere i concorrenti della mafia italiana.

STILE – L’espediente narrativo utilizzato dal regista di “Crazy Heart” è quello dei flashback: partendo dagli interrogatori necessari ad inchiodare il criminale (Johnny Depp), viene ripercorsa la storia della gang e della gestione dei suoi affari tra minacce, ripercussioni ed esecuzioni. Niente di particolare o innovativo, dunque, ma utile a rendere il filo della narrazione lineare e preciso, cosa non semplice visti i tanti personaggi in essa presentati. Ciò che però non rende “Black Mass” un bellissimo film è proprio questa sua mancanza di forza e ritmo: la storia scivola sì lungo la scia del tempo, ma manca di proporre dei sussulti narrativi. Non ci sono cambi di passo che rendono speciale la storia: il criminale si muove grazie all’alleanza stretta col suo amico e agente federale dell’F.B.I. John Collins, si sbarazza degli scagnozzi che gli mancano di rispetto e fa affari sporchi fra droga, furti e armi.
Ben curata, invece, la fotografia di Masanobu Takayanagi, già direttore di “The Warrior” e “Il lato positivo“.

Black Mass

GLI ATTORI – Un punto a favore per Johnny Depp che torna a svolgere un ruolo di tutto rispetto – seppur simile a quello di “Nemico Pubblico” – liberandosi finalmente della maschera di schizzato pazzoide ‘timburtiano‘; salvo però mettersene un’altra (quella del criminale con pochi capelli, appesantito, glaciale) che lo limita nei movimenti e nelle espressioni. Se nei totali e nei piani americani il trucco sul suo volto è piuttosto convincente, nei primi piani lo spettatore al cinema può avvertire addirittura l’odore di lattice e silicone. Bloccato dentro una statua di cera, risulta difficile per lui far distinguere al pubblico la rabbia dalla felicità. Un vero peccato per Depp, ma guardando al lato positivo possiamo considerarlo anche un tentativo metaforico di cancellare la sua vecchia e stancante faccia da “Johnny Sparrow“, farla dimenticare ai suoi critici, per poi rinascere, un giorno, con un volto nuovo da attore completo.
Barlumi di speranza per Dakota Johnson, che dopo l’infelicissima esperienza attoriale di “5o sfumature di grigio” fa comparsate brevi ma convincenti nei panni della moglie di James Bulger. Bravissimo, invece, Benedict Cumberbatch nelle vesti del fratello senatore del criminale, nonostante anche lui non avesse molte linee di dialogo a disposizione per farsi notare. Ma quando la bravura c’è…
Stesse considerazioni valide per Joel Edgerton che invece possiamo tranquillamente considerare protagonista alla pari con Johnny Depp, vista la sua presenza quasi costante sulla scena.

CONCLUSIONI – “Black Mass” è un film piacevole e costruito con sapienza, ma che non raggiunge mai la giusta velocità per decollare. Si fa guardare con interesse e superare sulla corsia di sorpasso: compie il suo viaggio nella ricostruzione della storia di Bulger, ma senza farsi prendere dalla fretta. Si fa apprezzare per alcuni spunti e per la sua sincerità a tratti didascalica. Ritornando alle similitudini iniziali con i lavori di Scorsese e Russell, “Black Mass” non ha né il ritmo incalzante di “The Departed” e né l’intelligenza ironica di “American Hustle”. Strizza l’occhio a entrambi i lavori, ma così facendo rimane suo malgrado ad occhi chiusi.

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Scrittore per diletto, appassionato di libri, scrittura creativa, film e pallone. Polemico di natura, sognatore, pragmatico, incoerente. Astenersi perditempo.



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