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Wildwood: i segreti della magia visiva Laika con Thibault Leclercq

Scopri come il character designer Thibault Leclercq ha creato i personaggi di Wildwood, l'ambizioso film stop-motion di Laika Studios presentato a Roma 2026.

Wildwood: i segreti della magia visiva Laika con Thibault Leclercq
Immagine: Yinan Chen (via Wikimedia Commons) (PUBLIC DOMAIN)

Quando uno studio di animazione riesce a trasformare pupazzi di pochi centimetri in creature capaci di emozioni autentiche, qualcosa di straordinario è accaduto dietro le quinte — e nel caso di Laika Studios, quel qualcosa ha un nome preciso: decenni di artigianato ossessivo, una visione artistica rigorosa e la capacità di spingere ogni volta i confini di ciò che il wildwood laika stop-motion può esprimere. L’occasione per approfondire questa alchimia visiva è arrivata alla Festa del Cinema di Roma 2026, dove Wildwood – I segreti del bosco proibito ha aperto la sezione Alice nella Città nella sua ventunesima edizione, portando con sé Thibault Leclercq, Principal Character Designer del film.

Un film che nasce da un romanzo e da una foresta immaginaria

Wildwood – I segreti del bosco proibito è tratto dall’omonimo romanzo di Colin Meloy, il frontman dei Decemberists noto anche come narratore per ragazzi, e porta sullo schermo la storia di Prue, una giovane ragazza che si avventura in una foresta misteriosa ai margini di Portland per salvare il fratellino neonato, rapito da uno stormo di corvi. È una trama che mescola il fantasy classico con una sensibilità contemporanea, e che offre al regista Travis Knight — già al timone di Kubo e la spada magica — la possibilità di costruire un mondo visivamente denso, popolato da creature e paesaggi che solo la stop-motion può restituire con quella particolare qualità tattile e organica.

Il progetto è, per stessa ammissione di chi ci ha lavorato, il più ambizioso nella storia di Laika. E l’ambizione di un film in stop-motion non si misura solo in termini narrativi: ogni singolo personaggio, ogni espressione, ogni movimento richiede una progettazione maniacale che inizia molto prima che le telecamere vengano accese.

Il ruolo di Leclercq: dove l’idea incontra la materia

Il lavoro di un character designer in un film di animazione tradizionale è già complesso; in stop-motion, diventa qualcosa di radicalmente diverso. Thibault Leclercq, Principal Character Designer di Wildwood, si trova a operare in uno spazio ibrido in cui il disegno deve trasformarsi in oggetto fisico senza perdere l’intenzione emotiva che lo ha generato. Ogni scelta — la curvatura di un sopracciglio, la proporzione degli arti, la texture di una superficie — non è solo una decisione estetica ma anche ingegneristica, perché il personaggio dovrà poi essere animato fotogramma per fotogramma dagli animatori sul set.

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Questa doppia natura del lavoro — artistica e artigianale insieme — è uno degli aspetti più affascinanti che emergono dall’incontro con Leclercq a Roma. Il designer porta con sé una sensibilità visiva che deve tenere conto contemporaneamente della coerenza del mondo narrativo, delle limitazioni e delle possibilità del mezzo fisico, e della necessità che ogni personaggio risulti riconoscibile e memorabile anche a pochi centimetri di altezza.

La tradizione Laika: da Coraline a Wildwood

Per comprendere il peso specifico di Wildwood nel panorama dell’animazione attuale, è utile collocare il film nella traiettoria dello studio. Laika ha costruito la propria reputazione con opere come Coraline e Kubo e la spada magica, film che hanno dimostrato come la stop-motion possa raggiungere livelli di complessità visiva e profondità emotiva un tempo considerati esclusivi dell’animazione digitale. La chiave di questo successo risiede in una filosofia produttiva che non separa mai la tecnica dall’espressività: ogni innovazione tecnologica — dall’uso della stampa 3D per le sostituzioni facciali all’integrazione di effetti digitali — è sempre al servizio della storia e dei personaggi.

Con Wildwood, questo approccio raggiunge una nuova soglia. La complessità del romanzo di Meloy, con il suo ecosistema di creature parlanti, politiche forestali e paesaggi stratificati, ha richiesto un lavoro di world-building visivo di proporzioni eccezionali. Leclercq e il suo team hanno dovuto definire non solo i protagonisti umani, ma un intero bestiario animale antropomorfo, ciascun membro dotato di una propria coerenza fisica e caratteriale.

La stop-motion come scelta estetica e narrativa

In un’epoca in cui l’animazione digitale domina il mercato globale, la scelta di raccontare Wildwood attraverso la wildwood laika stop-motion è tutt’altro che nostalgica: è una dichiarazione di poetica. La stop-motion introduce nell’immagine una qualità imperfetta e organica che il digitale fatica a replicare — una leggerissima irregolarità nel movimento, una presenza fisica degli oggetti che li rende credibili in modo diverso rispetto ai modelli generati al computer.

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Questa qualità è particolarmente adatta a una storia ambientata in una foresta segreta ai margini del mondo conosciuto: il bosco di Wildwood deve sembrare reale nella sua stranezza, tangibile nella sua magia. E la stop-motion, con la sua capacità di far sembrare vivi oggetti inanimati, è forse il linguaggio cinematografico più adatto a raccontare un luogo in cui gli animali parlano e la natura ha le sue leggi.

Per chi vuole approfondire il processo creativo di Laika e la storia dello studio, il sito ufficiale di Laika Studios offre materiali e documentazione sul metodo di lavoro che ha reso il marchio sinonimo di eccellenza artigianale nell’animazione mondiale.

Alice nella Città e il pubblico di Roma

La scelta di presentare Wildwood come film di apertura di Alice nella Città 2026, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata al cinema per giovani e famiglie, non è casuale. Il film si rivolge a un pubblico che sa apprezzare la complessità narrativa senza rinunciare alla meraviglia visiva — esattamente il pubblico che Alice nella Città coltiva da oltre vent’anni. La presenza di Leclercq alla manifestazione ha offerto a critica e appassionati l’opportunità rara di dialogare con uno dei protagonisti invisibili di questo tipo di cinema: l’artigiano che trasforma un’idea in materia.

Parlare con chi progetta i personaggi di un film in stop-motion significa avvicinarsi a un processo creativo che non ha equivalenti in altri settori dell’industria audiovisiva — un processo in cui la mano umana resta centrale anche nell’era degli algoritmi, e in cui ogni scelta formale porta il peso di una decisione presa da una persona reale, con una matita o uno schermo, prima che il personaggio prendesse vita sotto le luci del set. Wildwood arriva nei cinema portando con sé tutto questo peso invisibile, e la sua magia visiva è inseparabile dal lavoro di persone come Thibault Leclercq.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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